Ed è di nuovo qui quella sensazione che mangia e sgretola.
Resisto con i miei sogni, tengo duro con il mio desiderio di evasione e voglia di spalancare le finestra per far uscire e disperdere quel senso di inadeguatezza che da troppo perseguita le mie giornate.
Lo specchio riflette qualcuno che non è me, una persona che non credo nemmeno che vorrei essere.
Cerco conferme nel posto sbagliato, come quando spero che nel freezer ci sia ancora un panetto di burro di scorta per fare l’ennesima torta di mele e cannella.
Non voglio nessuno intorno ma desidero un abbraccio come mai mi sono accorta di volere.
Passo serate solitarie tra un ologramma fittizio di una me stessa solare, forte e divertente e la personificazione di una donna che arranca per ricordarsi che una volta qualcuno l’ha trovata bella ed interessante.
L’estate.
Non ricordavo che fosse così prepotente.
Porta solitudine a chi ricerca serenità e porta allegria a chi non si impone limiti.
Forse è questo il segreto: non porsi mai barriere e sapersi fermare poco prima di farsi male.
Ma programmare è quello che so fare meglio nonostante sappia perfettamente quanto poco intelligente sia farlo. 
Nell’ultimo periodo ho reso fiere di me persone che, in un certo qual modo, amo.
Sempre che io sappia amare in modo sano, s’intende.
Ma più prendo cognizione del fatto che alle volte riesco a perseguire i miei obiettivi, più il non averne raggiunti altri ossessiona le mie serate.
Non ho bisogno di nulla, mi ripeto.
Non ho bisogno di un fottuto nulla, si.